B&N

Andrea Zamboni
23 luglio 2017

Bianco & Nero

la mia visione estetica

 

Mi si chiede spesso “perchè non usi colore nei tuoi sumi-e? Sarebbero più interessanti!!”, molte volte cerco di glissare la domanda poiché il concetto, che oggi cercherò di chiarire, sul bianco e nero nella pittura non è facile a farlo intendere.
In verità non bisogna avere chissà quale esperienza, ma bisognerebbe sapere almeno cosa si intende con il termine “Sumi-e”.

In verità quella del bianco e nero è sempre stata una mia fissa, oltre al fatto di avere una percezione dei colori “diversa” essendo daltonico, da giovane mi dilettavo in caccia fotografica vagante, ovvero me ne andavo in giro per i boschi e montagne all’alba o al tramonto cercando di immortalare qualche animale selvatico e spesso usavo pellicole B&N, quando riuscivo ad ottenere degli scatti per me soddisfacenti (pochi) trovavo che questa scelta cromatica fosse la migliore, ovviamente non ho inventato niente si sa che i grandi fotografi di fama mondiale usano e hanno usato il bianco e nero da sempre. Il colore in quelle foto, che si tratti di una lepre che lotta per la riproduzione o di un camoscio curioso, a me distraeva rendeva la foto statica l’occhio spaziava e non raccoglieva “l’attimo” e annullava la dinamicità e l’emozione di quel momento così raro.
E così la visione monocromatica mi ha seguito nel corso della mia vita, poi ho iniziato ad essere bonsaista, che è diventato la mia prima passione e questa arte mi ha aperto una finestra sulla cultura Giapponese che subito mi ha affascinato, ma di questo ne parlerò in un altro articolo.
Nel cercare di comprendere meglio quella cultura mi sono avvicinato allo Shodo ovvero ”La Via della calligrafia” e ancora trovo il nero dell’inchiostro con il bianco della carta ed è una sensazione maggiore, qui non esiste il grigio, e la divisione è netta e non lascia adito ad interpretazioni, il nero degli ideogrammi eseguiti nei vari stili che mano a mano il calligrafo impara ed interiorizza, sono marcati dal bianco della carta ma è proprio questa divisione/unione che origina il vuoto che, ovviamente, non può esistere senza il pieno è questo è un esempio forse tra i più espliciti dello Yin e Yang.

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acqua / fuoco

Questa mia calligrafia (sono poco più di un novizio nell’arte dello Shodo) esprime bene il concetto del vuoto e del pieno, la forza di alcuni tratti si armonizza bene con il ritmo a tratti più veloce e il Ki, ovvero la forza espressa ed incisa dal calligrafo nell’esecuzione, armonizza l’opera.
Questo studio, che lo Shodo mi ha dato modo di approfondire, ha dettato la mia curiosità nel “Sumi-e”, spinto anche dal desiderio di esporre in un esposizione Bonsai, un mio albero accompagnato da un mio Sumi-e.

Ed ecco la domanda “cosa è il Sumi-e” ?
La prendo un poco larga, quando cominciai ad intendere il termine “Bonsai” e poi apprendendo i rudimenti dello “Shodo” capii che stavo mettendo a fuoco l’immagine di un mio desiderio spirituale recondito, difatti queste forme d’arte hanno come comune denominatore il suffisso “Do / 道” che letteralmente significa “ciò che conduce” o “disciplina” ed è proprio così, lo studio, la pratica, portano ad un cammino che può essere spirituale o solo estetico o entrambi, il perfezionamento delle tecniche, la concentrazione che porta ad uno stato “qui è ora” non si può anche definire perfezionamento spirituale?
Il Professore Aldo Tollini spiega benissimo cosa sia il perfezionamento nelle arti giapponesi in questo articolo sul sito della Nippon Bonsai Sakka Kyookay Europe, che consiglio a tutti di leggere:
Le arti e le Vie nella cultura giapponese

Questa mia ricerca e perfezionamento interiore mi ha avvicinato al Buddismo Zen scuola Rinzai, non pratico la meditazione con costanza e non seguo un maestro ma accosto la meditazione anche prima delle mie sessioni casalinghe di Shodo e Sumi-e, purtroppo per problemi fisici alle ginocchia non riesco a stare molto in zazen.
Lo Zen accoglie l’esigenza del minimalismo materiale e spirituale e sono proprio i monaci buddisti Zen che durante i pellegrinaggi in Cina ammirando i dipinti di artisti cinesi, catturano l’essenza di quei dipinti e la convertono in una forma di pittura più elevata spiritualmente senza fronzoli, senza tutto ciò che distrae dall’essenza del soggetto, che sia un bambù o un fiore di susino o qualsiasi altra cosa e fermano l’attimo, questo è il Sumi-e.
Ovvio è che il colore è la prima cosa che viene tolto dal dipinto sumi-e poiché non serve; è l’essenza del bambù che nella mente dell’osservatore colora quell’istante.
Un grande maestro giapponese, di scuola Zen Rinzai, Hakuin (道元, 1686-1769) scrive: «Lo Zen punta direttamente alla mente-cuore dell’uomo, guarda la tua vera natura e diventa Buddha.»
Alcuni miei Sumi-e:

 

 

 

 

 

 

 

SUISEKI – ESPERIENZA IN MAREMMA

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Nello scorso weekend (11 e 12 marzo 2017) io e l’amico Marco siamo andati in Maremma e per l’esattezza ad Istia d’Ombrone in provincia di Grosseto.

La visita non è stata a caso, in quel paesino ci aspettava l’amico suisekista Carlo Maria Galli con la gentilissima moglie Cinzia. Carlo Maria Galli è conosciuto per la sua voglia di condivisione su tutto ciò che riguarda l’arte del suiseki, dalla geologia, alla ricerca fino alla costruzione del Daiza.
Ma prima di tutto, cosa si intende con il termine “Suiseki”?

(wikipedia)
“Suiseki (in giapponese すいせき o 水石, letteralmente: “pietra lavorata dall’acqua”) è l’arte giapponese di disporre pietre trovate in natura ed aventi un aspetto particolare in una maniera che sia gradevole e in grado di favorire la meditazione. Suiseki si compone delle parole sui (“acqua”) e seki (“pietra”). Con lo stesso termine vengono indicate anche le singole pietre raccolte. 
I suiseki sono di regola presentati in due modi diversi: la pietra è munita di un basamento di legno (daiza) e la pietra è posta in una ciotola di ceramica (suiban) o di bronzo (doban).
Non si tratta di pietre qualsiasi, ma di pietre dotate di notevole forza espressiva, con una particolare forma, colore e struttura. Si distingue tra “pietre paesaggio” (sansui-kei-seki) e “pietre oggetto” (keisho-seki). Le prime riflettono paesaggi come montagne, laghi o fiumi, mentre le
pietre oggetto possiedono forme che ricordano animali o altro.
Le pietre hanno origini naturali e si trovano nei fiumi, nei mari e nelle fosse carsiche. Non devono essere lavorate dall’uomo per assumere una determinata forma. 
I collezionisti di suiseki ricercano le pietre la cui forma o grafismo evoca un animale, una figura umana, un paesaggio o semplicemente una bella forma astratta.”

Come dicevo all’amico Carlo piace condividere la sua passione e per questa ragione ha ideato un progetto ” Giornate culturali del Suiseki in Amicizia“, in questi incontri Carlo invita delle persone nella sua Maremma e li dapprima le accompagna in alcune sue “zone di caccia” che generalmente sono i brecciolai dei corsi d’acqua o in colline a cerca di Palombino, ma già durante le passeggiate regala consigli preziosi su come, cosa e dove cercare e come dice lui sul come “farsi l’occhio” abilità che si affina durante le ricerche delle pietre.

Poi porta i suoi allievi nel suo laboratorio dove si costruiscono i daiza relativi alle pietre che gli invitati hanno trovato.

I consigli e le tecniche insegnate da Carlo sono stati molti per questo ringrazio di cuore Carlo per le due intense giornate passate assieme senza dimenticare la piacevole compagnia, ma sopratutto l’ottima cucina di Cinzia.

Link relativi a Carlo Maria Galli:      facebook  –     sito web:  Suiseki

 

Workshop con Abe e Keiko Kenichi.


 

Nel weekend del 4,5 e 6 settembre 2015 presso il Giardino del mio maestro Auer Othmar, si sono svolti dei workshop con il maestro Mr.Abe Kenichi e sua moglie Abe Keiko.
Nella giornata del venerdì 4 settmebre 2015 Abe keiko esperta in Kusamono bonsai ha tenuto un workshop di questa altra affascinante arte.

Nei giorni di sabato e domenica invece il maestro ha mostrato a tutti i partecipanti che, sabato erano di lingua tedesca e la domenica anche in lingua italiana, la sua visione del bonsai lavorando ed impostando i molti alberi dei numerosi partecipanti.
Nel breve discorso di inizio giornata il Maestro spiega un poco la sua visione del bonsai, la Natura, ovviamente, è la sua maestra e solo osservando gli alberi nel loro Habitat, nel suo caso sul monte Azuma visto che abita in quella zona, si potrà trasferire nei nostri alberi energie ed emozioni che solo lei riesce ad offrire.
Otti a questo aggiunge che nella sua prima visita al giardino di Mr.Abe Kenichi  è restato particolarmente impressionato dalle forme molto naturali di quei bonsai, bonsai che nella maggioranza dei casi sono alberi coltivati e non Yamadori, fattore di altissima rilevanza a mio vedere.

Il maestro dapprima di intervenire osserva attentamente tutta la pianta ponendo inizialmente molta attenzione al nebari, poi trovato il possibile fronte valuta attentamente le posizione dei rami determinando così dei possibili aggiustamenti alla scelta del fronte.
Prima di imprimere concretamente la sua “esperienza” sull’albero, spiega e motiva la scelta dello stile e il perché ha scartato altre opzioni di fronte o stile; poi chiedendo il permesso inizia a tagliare i rami non necessari, fatto ciò chiede che la pianta venga legata e nel frattempo passa ad altri alberi.
La cosa che mi ha colpito è la sua concentrazione assoluta nel lavorare le piante, interrotta solo da dei commenti ad hoc, tradotti prontamente dalla Signora Tomoko Mori Stabinger, traduttrice per il tedesco ed italiano.
Nel secondo passaggio con l’ausilio di Otti imposta la pianta, regalando poi a tutti i partecipanti un istantanea ma, sopratutto, lasciando un esempio concreto del suo essere impresso nell’anima di quell’albero, potendolo ammirare giorno per giorno nel proprio giardino.

Un grazie di cuore ai coniugi Abe per gli insegnamenti, al maestro Auer Othmar per l’ospitalità e per l’occasione concessa, a tutti i collaboratori che hanno aiutato i partecipanti, e a Cristine Auer per la consueta simpatia ma sopratutto per le delizie che ci ha offerto.  😉


 

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ABE KENICHI Nasce e vive a Fukushima, nel nord del Giappone, patria del pino pentaphylla dagli aghi migliori per fare bonsai. È il figlio primogenito di Abe Kurakichi, di cui molti conosceranno il testo “Come creare un bonsai di pino”.
Il padre ha ottenuto la più alta onorificenza giapponese, quella di Venerabile Maestro. È grazie a lui che questo pino pentaphylla è giunto a noi, attraverso i semi raccolti sul Monte Azuma e coltivati per i posteri da questo umile e semplice ma grande Maestro. Il figlio ha degnamente seguito le orme del padre, tramandando le nozioni ricevute ad allievi che frequentano la sua scuola. Lo stile neagari è un’eredità avuta dal padre. Schivo e riservato, accoglie tutti coloro che lo vanno a visitare. La moglie Abe Keiko è una altrettanto valida Maestra Bonsai.


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